Concorsi universitari? Tutto deciso prima. Quasi sempre

Manilo Lilli (Il Fatto Quotidiano, 25 settembre 2016)


“Siamo subissati“, dichiara Raffaele Cantone. In questo caso il presidente dell’Autorità nazionale Anticorruzione si riferisce alle tante segnalazioni che gli arrivano. Segnalazioni di presunte illegalità perpetrate nei concorsi universitari. Un problema tutt’altro che recente, che ma che da almeno un trentennio ha assunto proporzioni gigantesche. Un vizio quasi connaturato all’università italiana. “Le nostre università assumono con il contagocce e i pochi posti sono riservati a gente che è in lista da anni, tendenzialmente allievi dei professori”, spiega Michele Tiraboschi, docente di Diritto del lavoro a Modena. Gente della quale molto spesso viene premiata la fedeltà, lo spirito di servizio al professore di turno, come ben sa chi ha avuto la sorte di frequentare dipartimenti universitari. Ancor di più se ha avuto la cattiva idea di provare a farsi strada tra dottorati di ricerca e specializzazioni, assegni di ricerca e contratti d’insegnamento annuali, magari in sedi universitarie create ad hoc.

I tentativi, anche maldestri di porre rimedio a questa pericolosa deriva, sono stati del tutto inefficaci. Sono state cambiate le modalità di composizione delle commissioni d’esame. Inserendo, togliendo e poi nuovamente inserendo. Tutto inutile. Nulla è mutato, nella sostanza. Da alcuni anni, in attuazione della “legge” Gelmini, per accedere ad un qualsiasi concorso per professore di prima e seconda fascia è necessario essere in possesso dell’abilitazione scientifica nazionale, requisito acquisibile attraverso il giudizio di un’unica commissione, per settore concorsuale. Procedura lunga e sostanzialmente inutile…

 

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