C’è un “Ministero ombra” che indebolisce Poletti

Stefano Sacchi (huffingtonpost.it, 3 marzo 2017)


In questi giorni la discussione sui voucher catalizza giustamente l’attenzione dei media. La soluzione da ultimo ipotizzata limiterebbe l’utilizzo dei buoni lavoro all’ambito dei servizi familiari.

Si tratta di una buona soluzione per non gettare il bambino con l’acqua sporca, se consideriamo i voucher come strumento efficace per far emergere – o addirittura creare in certi casi – un mercato regolare di servizi alle famiglie, area da sempre a bassa produttività e naturalmente vocata all’economia sommersa.

Potrebbero fiorire, come avvenuto in Francia, portali dove prestatori di servizi certificati offrono in modo trasparente e tracciabile servizi informatici, piccole riparazioni, lezioni di lingua, assistenza ospedaliera a famiglie che altrimenti non saprebbero dove rivolgersi. Un’ipotesi sensata, quindi, purché al di fuori dei servizi alle famiglie o di altre attività davvero occasionali come la vendemmia si rilanci, rendendolo meno rigido, un contratto di lavoro intermittente dotato di tutele sociali e indennità di disponibilità.

In linea generale, le tutele sociali sono normalmente il capitolo meno frequentato nel dibattito nazionale sul lavoro, come si è visto nelle discussioni sul Jobs Act, tutte incentrate sul nuovo contratto a tempo indeterminato: eppure grandi passi sono stati fatti su questo fronte. Non potremo ora fare a meno di usare una serie di acronimi…

 

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