26 aprile 2016

Busta arancione: più i dubbi e le illusioni delle certezze

Maddalena Saccaggi


Questa settimana 150 mila italiani hanno iniziato a trovare nella propria casella della posta la c.d. busta arancione. L’operazione ha principalmente il fine di diffondere una cultura previdenziale, soprattutto presso i giovani. La lettera dell’Inps si fa portavoce, quasi fosse un oracolo, del destino previdenziale di noi giovani, ma i dubbi e le illusioni sembrano più numerose delle certezze. Si dubita che il prospetto previdenziale previsto sia da una parte realistico, dall’altra interessi veramente a noi giovani. A rischio di essere imprudenti ed essere tacciati come la generazione del Carpe Diem, quello che a noi interessa è il presente, il lavoro di oggi e quindi l’occupazione.

 

La busta arancione arriverà a circa 7 milioni di persone: lavoratori dipendenti del settore privato (dunque non i pubblici), dei lavoratori autonomi (artigiani, commercianti e imprenditori) e dei cosiddetti parasubordinati (co.co.pro etc..) e quelli che aderiscono alla gestione separata.

 

Il documento contenuto nella busta arancione serve a dare un’informazione generale sulla pensione che si prenderà una volta maturati i contributi. Le cifre e gli importi della pensione indicati non sono garantiti, ma hanno carattere puramente informativo. La busta contiene: un estratto conto previdenziale, una simulazione della pensione personale e un vademecum per l’accesso tramite Spid (Servizio Pubblico di Identità Digitale), che è il nuovo sistema di login che permette a cittadini e imprese di accedere con un’unica identità digitale a tutti i servizi online Inps.

 

Le premesse per la stima della pensione futura sono plurime, ci si basa su ipotesi legate all’andamento dello stipendio (stimando una progressione di carriera continua e graduale) e di crescita dell’economia (stimata in media a un +1,5% l’anno). In ultimo (ma non affatto scontato) si prevede che le regole previdenziali non vengano modificate.

 

Da queste premesse si possono prendere subito le distanze, perché, oltre a essere molto probabile che in un futuro prossimo interverranno modifiche legislative volte alla sostenibilità del sistema previdenziale, il tasso di crescita di produttività che si registra in Italia tra il 2010 e il 2014 è pari solamente allo 0,3 % contro il tasso medio di crescita del 1,5 % preso in considerazione per il calcolo del prospetto contenuto nella busta arancio.

 

Quindi, a un giovane lavoratore che ha alle spalle solo 5 anni di contributi non serve a molto la previsione del suo futuro previdenziale, perché di certo la pensione che un giorno egli percepirà, si discosterà dalla busta arancione ricevuta nella primavera 2016, data la bassa produttività del Paese e le probabilissime interruzioni di carriera a cui vanno incontro le nuove generazioni di lavoratori, senza dimenticare le riforme previdenziali che verranno…

 

Davanti a un sistema pensionistico in disavanzo, noi non ci aspettiamo un monito, quasi fosse un memento mori, ma il rilancio dell’occupazione e quindi della produttività del Paese. Questo è  quello che del resto sosteneva il Boeri accademico tre anni fa (Boeri T., Galasso V., Per una vera staffetta tra generazioni, LaVoce.info, 24/5/2013). La chiave di volta della previdenza sociale è il rilancio della produttività, infatti da quest’ultima dipende la crescita di occupazione e quindi le pensioni di oggi e di domani. Solo 1 italiano su 5 sa che i contributi versati servono a pagare le pensioni correnti e non quelle future, e solo il 65 per cento degli italiani sa che il sistema pensionistico è in disavanzo.

 

Per questo motivo è necessario diffondere una vera cultura previdenziale che dica che il cuore della questione delle pensioni di domani è il lavoro di oggi. Produttività e occupazione sono le leve della previdenza sociale che nessuno insegna ai giovani, nemmeno la busta arancione, ma noi non smetteremo di desiderarle.

 

Maddalena Saccaggi

Scuola di dottorato in Formazione della persona e mercato del lavoro

ADAPT, Università degli Studi di Bergamo

@msaccaggi

 

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