Articolo 18 e voucher. Né conservare né rottamare: una sintesi oltre il Jobs Act

Francesco Seghezzi, Michele Tiraboschi (Avvenire, 28 dicembre 2016)


Il ritorno a un sistema di tutele del Novecento industriale, se possibile ancora più rigido di quello dello Statuto dei lavoratori degli anni Settanta, per la Cgil. La difesa a prescindere di quella che forse può essere considerata l’unica vera riforma del Governo Renzi, per i paladini del Jobs Act. Tertium non datur. È in questa netta contrapposizione che può essere inquadrato lo scenario nel quale si sta muovendo il dibattito sul referendum indetto dalla Cgil che, dopo il voto del 4 dicembre sulla riforma della Costituzione, assume ora una centralità politica inaspettata solo fino a pochi mesi fa e forse decisiva per le fortune di Matteo Renzi come leader del partito di riferimento del mondo del lavoro.

I quesiti sono ormai noti e riguardano la soppressione dei voucher, il ripristino dell’articolo 18 nella sua versione originaria, o meglio ancor più rafforzata e un intervento in materia di appalti volto a limitare i processi di decentramento e deresponsabilizzazione delle imprese committenti. In un Paese che sembra non saper vivere senza polemica e contrapposizione, l’occasione di una nuova ampia dialettica si è subito trasformata in pane per i denti di chi ha l’interesse ad alimentare nuovi conflitti e divisioni.

Ma in questo scenario il vero rischio è quello di rifuggire i veri nodi politici, che non si sciolgono con un voto su dettagli tecnici. Infatti, il tema delle tutele dei licenziamenti non si può certo risolvere in sé stesso, abolendo definitivamente l’articolo 18 oppure reintroducendolo e, se possibile, estendendolo anche alle piccole imprese. Così facendo si utilizzerebbero in entrambi i casi categorie e modelli del passato, che poco hanno a che fare con i mercati del lavoro dinamici e fluidi del giorno d’oggi. Infatti la tutela dell’articolo 18 è una esigenza solamente laddove non vi sia un moderno sistema di politiche attive del lavoro tale per cui se si viene licenziati vi sia la possibilità in tempi brevi di potersi ricollocare grazie a strumenti e attori che, partendo dalle competenze del lavoratore, facciano incontrare domanda e offerta. Allo stesso tempo il tema dei voucher non può risolversi con una semplice soppressione di uno strumento che, seppur male utilizzato negli ultimi tempi, ha contribuito non poco all’emersione del lavoro nero, vera piaga del mercato del lavoro italiano. Infatti la sola presenza di contratti di lavoro di tipo subordinato classico non consente spesso alle imprese di utilizzare la flessibilità necessaria ai loro sistemi produttivi, motivo per cui si rivolgono ai voucher…

 

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