29 ottobre 2018

Appunti per un glossario ITA – ENG/15: caregiver familiare e assistente familiare

Pietro Manzella, Mariarosa Pasquali


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L’espressione ‘caregiver familiare’, entrata recentemente in uso per indicare le persone chiamate ad assistere, per un periodo più o meno lungo, un loro familiare disabile o malato, si presta ad una interessante analisi dal punto di vista terminologico. Invero, sorge spontaneo interrogarsi se vi sia una traduzione italiana adeguata per il termine “caregiver”, mentre sembra evidente la mancanza di una definizione del concetto che sia comunemente accettata nel contesto italiano.

 

Da un lato, l’Accademia della Crusca ha proposto di recente, sottolineando come l’anglicismo obblighi a lunghe perifrasi per spiegare di chi e di cosa si stia parlando, di ricorrere all’espressione “assistente familiare” per definire persone che si prendono cura, non per professione ma per obbligo morale, di familiari con disabilità o gravemente malati (Accademia della Crusca 2018). Dall’altro, si riscontra che questa definizione sia in netta contrapposizione con quella fornita dal Vocabolario Treccani, il quale già aveva inserito il termine “assistente familiare” tra i neologismi del 2008 per descrivere le persone che assistono per professione persone non completamente autonome, solitamente anziane. Da allora questa espressione era quindi stata impiegata in sostituzione del termine “badante”, ovvero una assistente professionale (Treccani 2008).

 

Tabella 1. Definizione di “assistente familiare”

 

Accademia della Crusca (2018)

 

 

Vocabolario Treccani (2008)

 

“Persone che assistono a titolo non professionale familiari gravemente malati o comunque non autosufficienti.”

 

 

“Chi, per professione, si prende cura delle persone, specialmente anziane o non completamente autonome.”

Fonte: Accademia della Crusca, Comunicato stampa n. 9 – Il “familiare assistente” è riconosciuto ufficialmente, ma solo se parla «inglese», Firenze, Accademia della Crusca, 23 marzo 2018; Treccani, 2008,  Assistente familiare – Neologismi (2008) .

A fronte di questa contraddizione, è indispensabile consultare i documenti legislativi considerano la dimensione volontaria della prestazione fornita dagli assistenti familiari: l’art. 2 della legge regionale 20 marzo 2014 dell’Emilia Romagna, Norme per il riconoscimento ed il sostegno del caregiver familiare (persona che presta volontariamente cura ed assistenza), primo provvedimento regionale volto a tutelare chi presta attività di cura non professionale, e l’art. 1 comma 255 della legge n. 205 del 2017, ovvero la Legge di Bilancio 2018, che ha stanziato 20 milioni di euro per ciascun anno del triennio 2018-2020 al fine di sostenere finanziariamente (e riconoscere il valore sociale ed economico) della figura qui presa in esame.

 

Tabella 2. Definizione di “caregiver familiare”

 

Legge regionale dell’Emilia Romagna

(28 marzo 2014)

 

 

Legge di Bilancio 2018

(27 dicembre 2017)

 

“Il caregiver familiare è la persona che volontariamente, in modo gratuito e responsabile, si prende cura nell’ambito del piano assistenziale individualizzato (di seguito denominato PAI) di una persona cara consenziente, in condizioni di non autosufficienza o comunque di necessità di ausilio di lunga durata, non in grado di prendersi cura di sé.”

 

“Si definisce caregiver familiare la persona che assiste e si prende cura del coniuge, dell’altra parte dell’unione civile tra persone dello stesso sesso o del convivente di fatto ai sensi della legge 20 maggio 2016, n. 76, di un familiare o di un affine entro il secondo grado, ovvero, nei soli casi indicati dall’articolo 33, comma 3, della legge 5 febbraio 1992, n. 104, di un familiare entro il terzo grado che, a causa di malattia, infermità o disabilità, anche croniche o degenerative, non sia autosufficiente e in grado di prendersi cura di se’, sia riconosciuto invalido in quanto bisognoso di assistenza globale e continua di lunga durata ai sensi dell’articolo 3, comma 3, della legge 5 febbraio 1992, n. 104, o sia titolare di indennità di accompagnamento ai sensi della legge 11 febbraio 1980, n. 18.”

 

Elaborazione degli autori

 

Entrambi i provvedimenti appena considerati utilizzano la denominazione inglese di ‘caregiver’ associato all’aggettivo ‘familiare’ per distinguere, per la tipologia di prestazione non professionale, la gratuità dell’intervento, nonché l’aspetto affettivo, le persone che assistono volontariamente i propri familiari dagli ‘assistenti familiari’, coloro che, di contro, come descritto nella voce presente nel Vocabolario Treccani, svolgono attività di cura e assistenza per professione.

 

Se ne deduce che il termine suggerito dall’Accademia della Crusca non sia sufficientemente adeguato per poter tradurre il significato del concetto, invece ben illustrato da ‘caregiver familiare’. Ciò non esclude in modo categorico la possibilità che in futuro si possa trovare, o possa emergere, un’altra soluzione in italiano che consenta di evitare ulteriori parafrasi, ma sappia anche descrivere in modo univoco il concetto che finora solo l’espressione ‘caregiver familiare’ è in grado di comunicare.

 

A scanso di equivoci, va comunque segnalato che tale distinzione non è invece presente in lingua inglese. I termini “carer” in British English e “caregiver” in American English sono infatti entrambi utilizzati per definire “a family member or paid helper who regularly looks after a child or a sick, elderly, or disabled person”.

 

Pietro Manzella

ADAPT Senior Research Fellow

@Pietro_Manzella

 

Mariarosa Pasquali

ADAPT Junior Fellow

@MariarPasquali

 

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