23 luglio 2018

Apprendistati di alta formazione e ricerca/2: prima valutazione di sistema dell’Avviso n. 52018 di Regione Sicilia

Valerio Gugliotta


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Con il D.D.G. n. 2833 del 29 giugno 2018 e il D.D.G. n. 2919 del 4 luglio 2018, l’Assessorato dell’Istruzione e della Formazione Professionale della Regione Sicilia ha provveduto all’approvazione dell’Avviso pubblico n. 5/2018 per l’apprendistato di alta formazione e ricerca e dell’Avviso pubblico n. 24/2018 per il finanziamento di borse regionali di dottorato di ricerca in Sicilia, destinando tra l’alto a tali interventi risorse per un ammontare, rispettivamente, di 4 e di 3,5 milioni di euro.

 

Con riferimento alle borse di dottorato, come riportato nell’Avviso 24/2018 (art. 2), l’intento della Regione è quello di «sostenere la promozione dell’alta formazione e la specializzazione post laurea di livello dottorale per aree disciplinari ad alta qualificazione e maggiormente rispondenti ai fabbisogni del mercato del lavoro siciliano», mirando allo sviluppo di un’economia basata sulla conoscenza e sull’innovazione. La Regione, come si legge, vuole contribuire al rafforzamento dell’offerta formativa in coerenza con i bisogni del sistema produttivo regionale attraverso il conseguimento di una serie di finalità, tra cui quella di «promuovere il rafforzamento delle sinergie fra alta formazione, ricerca, professioni e mondo produttivo», nonché di «innalzare i livelli di competenze, partecipazione e successo formativo». Queste borse, destinate ad ampliare le opportunità formative per i giovani più meritevoli laureati presso le Università siciliane, rappresentano un’offerta aggiuntiva e non sostitutiva di quelle finanziate dalle Università siciliane.

 

Per quanto riguarda, invece, l’apprendistato di alta formazione e ricerca, l’art. 2 dell’Avviso pubblico n. 5/2018 recita che l’intento è quello di sostenere «un’offerta formativa rivolta a lavoratori assunti con contratto di lavoro a contenuto formativo in apprendistato di alta formazione e ricerca previsto dall’art. 45 del D.Lgs. n. 81/2015», promuovendo un’offerta rispondente alle esigenze dei giovani, delle imprese e del territorio al tempo stesso. Attraverso tale intervento, si intende raggiungere finalità diverse, tra cui quella di «favorire l’opportunità di conseguire un titolo accademico o di alta formazione attraverso una modalità didattica per competenze favorita dall’interazione tra l’istituzione che rilascia il titolo di studio e l’impresa», contribuendo, tra l’altro, «all’incremento dei livelli di occupabilità dei giovani». In particolare, tra le varie tipologie di apprendistato oggetto dell’avviso, è possibile rilevare l’Apprendistato per il Dottorato di ricerca e l’Apprendistato per attività di ricerca che possono essere promossi, rispettivamente, da Università e da enti di ricerca (pubblici e privati) aventi sede nel territorio regionale.

 

Come dichiarato dall’Assessore regionale all’istruzione Roberto Lagalla: «Finanziare l’alta formazione, coerentemente ai bisogni del sistema regionale, significa contrastare il costante esodo di giovani eccellenze siciliane e offrirgli la possibilità di rimanere in Sicilia, trovando nella nostra Regione le migliori opportunità di crescita professionale. Alla luce di questo, confido nella più ampia partecipazione da parte degli Atenei e degli enti di ricerca, dei giovani e delle aziende siciliane, affinché possano usufruire di tutte le opportunità oggi rese loro disponibili». Inoltre, questa costituisce «un’opportunità unica per le imprese, che hanno la possibilità di accrescere la formazione dei loro apprendisti, potendosi così avvalere di professionalità altamente specializzate, anche attraverso l’avvio di innovativi progetti di ricerca, utili ad accrescere la competitività della propria azienda».

 

I giovani siciliani, infatti, così come molti giovani di altre regioni meridionali, si ritrovano ad essere protagonisti di un esodo ormai divenuto cronico. Come riportato nell’ultimo rapporto Svimez, infatti, negli ultimi quindici anni, sono emigrati dal Sud circa 1,7 milioni di persone, a fronte di un milione di rientri, con una perdita netta di 716 mila unità. La maggior parte di essi (72,4%) è rappresentata da giovani tra i 15 e i 34 anni e, di questi, circa 200mila (quasi un terzo) sono laureati. Senza tenere conto dei tanti che, pur risultando residenti nel Mezzogiorno, rappresentano di fatto dei “pendolari di lungo raggio”, vivendo stabilmente nel Centro-Nord dove lavorano (fenomeno che nel 2016 ha riguardato oltre 50 mila laureati). Questa continua “emorragia” di giovani risorse umane ha portato la Svimez a parlare di un vero e proprio depauperamento del capitale umano meridionale, con una conseguente perdita secca che si attesta sui 30 miliardi, relativa ad un investimento pubblico del quale non si raccolgono poi i frutti (cfr. G. Vecchione, Migrazioni intellettuali ed effetti economici sul Mezzogiorno d’Italia, in Rivista economica del Mezzogiorno, n. 3/XXXI, 2017).

 

In questo contesto, allora, l’intervento dell’Assessorato regionale sembra coerente all’obiettivo dichiarato di favorire l’azione sinergica tra le Università e il mondo della formazione in generale, da una parte, e le imprese e il tessuto produttivo, dall’altra, al fine di creare professionalità altamente specializzate e maggiori opportunità occupazionali. Inoltre, tale intervento, se correttamente implementato, potrebbe a sua volta contribuire a superare parte delle criticità legate alla «insufficiente dotazione di capitale produttivo dell’area che si traduce in una carente domanda di lavoro, che non favorisce l’impiego delle giovani generazioni formate nei percorsi di istruzione anche avanzati».

 

Della esigenza di innovative politiche capaci di valorizzare maggiormente i giovani laureati meridionali, si era già discusso in un precedente contributo, sottolineando proprio come tali strumenti di alta formazione potessero giocare un importante ruolo per valorizzare a pieno i giovani laureati e per provare a inserirli nel contesto produttivo locale. Ma affinché tali interventi possano esprimere a pieno tutta la loro efficacia ed avere un impatto positivo tanto per i giovani quanto per il contesto locale, occorrono precisi ed opportuni accorgimenti. Innanzitutto, affinché possano rappresentare un’opportunità per i giovani, è necessario che tali percorsi di apprendistato vengano attivati senza alterarne la valenza formativa, evitando quindi che dietro ad essi si celino perversi tentativi di nascondere vere e proprie forme di lavoro sottopagato. In secondo luogo, affinché si possa avere un impatto positivo per lo sviluppo locale, occorre guardare con maggiore attenzione ai diversi contesti produttivi locali, mirando ad uno sviluppo maggiormente capace di valorizzare le peculiarità e le potenzialità proprie dei diversi contesti territoriali.

 

È a partire anche da questi particolari accorgimenti che occorre pensare a innovative e puntuali politiche per la Sicilia e per uno sviluppo sostenibile e coerente alla sua vocazione territoriale. E l’intervento dell’Assessorato regionale a tal proposito pare mostrarsi idoneo a rappresentare una importante opportunità di crescita tanto per i giovani siciliani, quanto per i loro territori di appartenenza.


Valerio Gugliotta

Scuola di dottorato in Formazione della persona e mercato del lavoro

Università degli Studi di Bergamo

@valerio_gugliot

 

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