Accesso al lavoro e recruiting – Il peso della discriminazione

Gioia Boscariol (iusinitinere.it, 15 febbraio 2018)


Casus belli: Il giuslavorista Michele Tiraboschi, dal suo profilo twitter[1], denuncia, il 20 dicembre scorso, un annuncio comparso sul portale Garanzia Giovani[2], nel quale si legge “Cercasi impiegata di bella presenza per tirocinio. Durata 6 mesi più proroghe part time 20 ore, retribuzione 400 euro”.

 

Il giorno dopo, il Ministro del Lavoro Giuliano Poletti informato della gaffe ordina l’immediata rimozione del annuncio, ed in una nota precisa anche che i responsabili del sito dovranno attivare un’indagine per verificare le modalità di controllo dei contenuti.

 

Ma, siamo sicuri che questo sia l’epilogo o può definirsi solo la punta dell’iceberg?

 

Molto spesso si tratta l’aspetto discriminatorio nella fase terminale del rapporto di lavoro, ossia il licenziamento, ma si tralascia un momento molto importante nel quale la disciplina antidiscriminatoria può giocare un ruolo chiave, ossia quello esegetico, quello della discriminazione nella fase di accesso al lavoro.

 

È con questo primo articolo che vorrei iniziare una serie di approfondimenti sul settore risorse umane, si tratta di un tema ampiamente trattato in altri corsi, quali ad esempio Sociologia o Scienze politiche, ma che raramente viene messo in relazione con il mondo giuridico, di cui è però naturale completamento…

 

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