3 giugno 2020

A proposito di una ricorrenza: i cento anni del Ministero del lavoro

Giuseppe Montemarano


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Bollettino ADAPT 3 giugno 2020, n. 22

 

Il 3 giugno 2020 ricorre una data di fondamentale importanza in ambito giuslavoristico: esattamente cento anni fa, con regio decreto-legge n. 700 del 3 giugno 1920 nasceva il Ministero per il lavoro e la previdenza sociale.
Istituito durante il Governo Nitti II – con a capo del dicastero il senatore Mario Abbiate – il nuovo Ministero si scindeva dall’allora Ministero per l’industria, il commercio e il lavoro, quest’ultimo trasformatosi in Ministero per l’industria e il commercio. Si attribuirono al Ministero del Lavoro e della previdenza sociale i seguenti servizi, precedentemente di competenza del vecchio Ministero complessivamente considerato: l’Ufficio del lavoro – l’Ispettorato dell’industria e del lavoro – Cooperazione ed Enti cooperativi; le Assicurazioni sociali – Mutuo soccorso e altre istituzioni di previdenza; l’Ufficio nazionale per il collocamento e la disoccupazione; l’Ufficio centrale di statistica.

Sorto sulle ceneri di quello che restava della «Grande Guerra», si scelse la via della decretazione d’urgenza poiché appariva necessario intervenire con immediatezza a tutela delle classi popolari che avevano maggiormente patito le conseguenze del conflitto; ma anche perché, dopo circa venti anni di accese discussioni sulla questione, appariva ormai indispensabile concentrare in un unico organismo le crescenti competenze dello Stato in materia sociale e assicurativa.

 

All’indomani della nascita del Ministero del Lavoro, la storica “Rivista degli infortuni e delle malattie professionali”, allora denominata “Rassegna della Previdenza Sociale” (giugno 1920, n. 6) così commentava il raggiungimento del tanto atteso traguardo: «Noi siamo quindi lieti della determinazione del Governo che tornerà certamente gradita alle classi industriali e lavoratrici, come lo è ai vari Istituti che si occupano della gestione delle assicurazioni sociali. Il movimento sociale precipitoso di questo periodo favorisce importanti riforme per raggiungere un miglior assetto politico ed economico ed ha certamente determinato l’istituzione del nuovo Ministero». Ovviamente non mancavano le critiche, soprattutto in relazione all’aggruppamento degli uffici, che secondo la rivista stessa era stato, sì razionale, ma affrettata dalla rapida costituzione del Ministero medesimo. L’articolo si concludeva con un auspicio: «nutriamo fede che il nuovo Ministero si occuperà anche della riforma della vigente legge sugli infortuni sul lavoro nelle industrie che diventa ogni giorno più necessaria […] e abbiamo fiducia che esso sia studiata nelle sue peculiari particolarità che lo distinguono da ogni altro problema di previdenza sociale».

 

Di certo non fu un traguardo semplice quello raggiunto nel 1920: dalla prima proposta al Congresso nazionale della previdenza tra le società di mutuo soccorso, da parte del sindaco di Milano Giuseppe Mussi – «sarebbe che in Italia venisse a sostituire il Ministero di agricoltura e commercio […] un vero e proprio Ministero del lavoro, la cui opera efficace e pratica si svolgesse realmente nel mondo dei lavoratori» (Resoconto del congresso della previdenza fra le Società di mutuo soccorso d’Italia, Milano, 29-30 giugno 1990, Como 1900, p. 144) – ci son voluti vent’anni di estenuanti dibattiti per raggiungere questo risultato. Uno dei motivi preponderanti per comprendere la così lunga gestazione di un singolo Ministero con competenza in campo lavorativo, capace di acquisire autonomia rispetto all’allora Ministero d’agricoltura, industria e commercio – organismo dalle competenze indefinite e illimitate – è sicuramente da ritrovare nella tradizione, conservatasi fino all’età Giolittiana, di mantenere un ridotto numero di ministeri (così, Marucco, Alle origini del Ministero del lavoro e della previdenza sociale in Italia in Le Carte e la Storia, fasc. 1, giugno 2008, p. 179).

 

La prima proposta formale in sede parlamentare fu avanzata nel maggio 1901, da Angiolo Cabrini che – a nome di un gruppo di deputati del Partito socialista e a nome di cinquanta camere del lavoro –  in occasione della discussione sul bilancio del Ministero di agricoltura, industria e commercio, affermò: «crediamo facile sviluppare una proposta che lo scorso anno, un uomo che fu onore di questa tribuna, e che rappresentò per lunghi anni il collegio politico che mi onoro di rappresentare, lanciò nel congresso nazionale della previdenza: la proposta cioè avanzata dall’on. Mussi, per la sollecita istituzione del Ministero del lavoro. Perché come c’è un Ministero per l’agricoltura, per l’industria e pel commercio, deve esserci anche un Ministero che provveda ai problemi del lavoro. Sicuro! Come c’è un Ministero per le poste, per i telegrafi e per gli altri servizi pubblici, anche pel lavoro deve sorgere un Ministero apposito» (Atti del Parlamento Italiano, Camera dei deputati, Legisl. XXI, Discussioni, 15 maggio 1901, p. 3867).

 

Un anno più tardi, la nascita dell’Ufficio del lavoro e del Consiglio superiore del Lavoro – istituiti con la L. n. 246 del 29 giugno 1902 – sotto il Governo Zanardelli-Giolitti, rappresentò il raggiungimento di una tappa fondamentale per la successiva istituzione del Ministero del Lavoro.
Un’altra problematica che si pose all’interno della complessa disputa sulla questione, fu brillantemente analizzata dal parlamentare Francesco Saverio Nitti (poi divenuto Ministro dell’agricoltura, industria e commercio nel Governo Giolitti IV e, Presidente del Consiglio nel 1919). Nel 1907, Nitti durante la discussione alla Camera sul bilancio del Ministero d’agricoltura, industria e commercio, ebbe cura di ricordare la promessa di istituire un Ministero del Lavoro ove far convergere gli organi amministrativi di tutela dei lavoratori, quelli dell’emigrazione, della previdenza e delle assicurazioni sociali, fatta da Sidney Sonnino, alla presentazione del suo governo l’8 marzo 1906, affermando che: «l’on. Sonnino, senza nessuna preoccupazione parlamentare, ma per sincera convinzione, annunziò che intendeva dividere il Ministero d’agricoltura in due Ministeri: il Ministero d’agricoltura e il Ministero del lavoro. La proposta dispiacque, e forse per una ragione molto semplice […] Il Ministero del lavoro fu creduto un Ministero di classe; […] parve la fine del mondo, perché un ministro del lavoro, nel concetto semplicista di molti, doveva finire con essere come il tribuno politico, come il difensore della classe dei lavoratori. Si credette a un ministero di classe, e tutta la discussione si basò sull’equivoco» (Atti del Parlamento Italiano, Camera dei Deputati, Legisl. XXI, Discussioni, 15 febbraio 1907, p. 12015). A tal fine, Nitti proponeva la creazione di un Ministero del lavoro con una struttura parzialmente diversa sia da quella ideata dal movimento mutualista e socialista, sia dal modello da lui successivamente realizzato nel 1920 (così, Quaranta, Nel centenario dalla nascita del Ministero per il Lavoro e la Previdenza sociale in Bollettino Storico Vercellese, n. 94, 2020, p. 181): «Il Ministero del lavoro sarà il Ministero dell’industria e del lavoro: cioè il ministero della produzione nazionale; e riunirà l’industria, il lavoro, il commercio, l’emigrazione e la statistica; tutte cose le quali sono necessariamente unite in un concetto unico di produzione e che non possono separarsi senza danno».

 

Successivamente, nel 1910, colui che sarebbe diventato il primo Ministro del lavoro della Storia d’Italia, il liberale Mario Abbiate, riprese i temi trattati da Nitti tre anni prima, dinanzi alla Camera dei deputati: «è necessaria la separazione del Ministero d’agricoltura da quello del lavoro e della industria. Non sarà ancora il Ministero del lavoro vagheggiato; ma sarà un passo verso la costituzione di un Ministero del lavoro indipendente. […] Io non comprendo come vi possano essere Ministeri di classe. Il Ministero è l’organo direttivo di uno dei rami dell’amministrazione pubblica, è al di sopra delle classi. Presiedere il lavoro nazionale significa dirigere un supremo interesse del paese, cioè di tutte le classi che il paese compongono» (Atti del Parlamento Italiano, Camera dei Deputati, Legisl. XXIII, Discussioni, 12 maggio 1910, p. 6789).

 

A rallentare la nascita di un Ministero del Lavoro autonomo ci pensò la Prima guerra mondiale, anche se, in pieno periodo bellico – nel giugno 1916 – i servizi della previdenza e del lavoro vennero ricompresi nel nuovo Ministero dell’industria, commercio e lavoro.
Finalmente, nell’aprile del 1919, sulle macerie del dopo-guerra venne costituita la direzione generale del lavoro e della previdenza sociale, incaricata di istituire il nuovo Ministero del lavoro: la tanto attesa e discussa nascita di un autonomo dicastero in campo lavorativo divenne realtà – cent’anni or sono – il 3 giugno 1920.

 

Giuseppe Montemarano

 Laureato presso l’Università di Foggia in Consulenza del lavoro e relazioni Industriali

Partecipante al MOOC ADAPT su l’occupabilità al tempo del coronavirus

@gius_montem

 




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